Il blog cambia indirizzo

Il blog si è spostato a questo indirizzo (da cui proveniva in origine):

www.Pesimedia.wordpress.com

La scelta è dovuta al fatto che Antonio Di Pietro è troppo ripetitivo e monotematico per meritare un blog tutto per lui!

Di Pietro, i referendum e Ponzio Pilato

Il Partito Democratico non sosterrà il referendum abrogativo del lodo Alfano, lanciato dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, il quale replica così:

Non ha senso dire che siccome il referendum potrebbe fallire, allora è meglio non promuoverlo. Anzi, il senso c’è. Ed è lo stesso che trovò Ponzio Pilato quando si lavò le mani lasciando che ciò che doveva accadere accadesse.

Di fronte alla richiesta di tale referendum Ponzio Pilato non avrebbe perso tempo a lavarsi le mani, uno sbadiglio annoiato gli sarebbe stato più che sufficente.

Di Pietro e il partito-mezzo

Il nostro e’ un partito-mezzo, non un partito-fine, e ha un obiettivo temporaneo. In prospettiva confluiremo in un’area politica maggiore, tanto che gia’ dalle prossime elezioni vorremmo cominciare la spersonalizzazione del partito, a partire dalla eliminazione del nome, troppo legato alla mia storia, e del simbolo.

Ecco in anteprima una immagine del nuovo logo del partito di Antonio, come si può vedere effettivamente il nome Di Pietro è stato eliminato ed è cambiato il simbolo.

Di Pietro e la moda del nucleare

Antonio Di Pietro commenta la notizia relativa alla presunta contaminazione degli operai della centrale nucleare in Francia:

Questo è il risultato della moda del nucleare. A questo punto il Governo italiano non faccia più orecchie da mercante e ritiri la proposta che ha avanzato. Il nucleare è un’energia pericolosa e obsoleta.

L’unica cosa pericolosa è l’obsoleta ideologia dei Verdi che ha contaminato i neuroni instabili di Antonio: la solita reazione a catena ambientalista fuori moda.

Di Pietro e il registratore della volontà

Antonio Di Pietro commenta così le dichiarazioni di Berlusconi sull’immunità parlamentare:

Qualcuno dovrebbe regalare un registratore a Berlusconi, visto che un giorno dice una cosa e il giorno dopo la smentisce. E’ una forma chiara di dissociazione fra ciò che vorrebbe e ciò che non può.

Non c’è alcun bisogno di registratori, ci pensa già Antonio a fare il pappagallo mediatico 24 ore al giorno.

Di Pietro, le pecore, i pastori e i lupi

Di Pietro tratteggia così il profilo dell’alleanza auspicabile con il PD:

Non siamo ospiti nel centrosinistra, ma costruttori del nuovo e non siamo neppure la pecora che segue il pastore, ma pastori che insieme ad altri indicano la strada e quando serve anche cani che mandano via i lupi.

Più di tutto però Antonio adora interpretare la parte del lupo travestito da pecorella immacolata e innocente. A cosa serve? Ad azzannare il gregge delle pecore smarritesi nelle piazze.

Di Pietro e il concetto di opposizione sgangherata

Giornalista di Repubblica:

Non pensa che la manifestazione sia stata un boomerang e che l’opposizione ne sia uscita indebolita?

Antonio Di Pietro replica:

Macché. Da martedì molti cittadini sanno cosa ha fatto Berlusconi. Il silenzio diventa connivenza. Ora è il Pd che deve decidere al proprio interno se mantenere il dialogo con chi violenta le istituzioni per fare gli affari suoi e sfuggire ai processi. Vorrebbero che facessimo opposizione zitti zitti, piano piano. Non ci stiamo.

Da martedì ancor meno cittadini si fideranno del centrosinistra, fatta di arruffapopoli sgrammaticati e di relativi arruolatori presto pentiti.

Di Pietro e il mestiere che si crede di fare

Antonio Di Pietro replica così alle critiche per la manifestazione di piazza Navona:

Non mi dissocio dalle parole delle persone di piazza Navona. Certo, non avrei fatto ricorso alle parole usate da Sabina Guzzanti e anche questo ho detto pubblicamente, ma io di mestiere non faccio satira come lei, quindi non ho bisogno di ricorrere ai paradossi per far comprendere i problemi veri del paese.

Come di mestiere la Guzzanti crede di fare satira, così Di Pietro crede di fare il politico preoccupato dei problemi del paese: il palco di piazza Navona si addiceva a dei commedianti in maschera.

maschere

Di Pietro e la crisi da giustizia delirante

Di Pietro sintetizza così la descrizione del provvedimento sulle immunità durante la manifestazione di Piazza Navona:

E’ come se uno, per il solo fatto di essere una delle quattro alte cariche dello Stato, sia libero di ammazzare la moglie o stuprare bambini.

E’ come se uno, per il solo fatto di essere stato un magistrato, sia libero di delirare sulla giustizia un giorno sì e l’altro pure. Forse sarebbe il caso di rinchiudere Antonio tra 4 mura, magari quelle di un tribunale e con addosso una toga di forza.

Di Pietro e il Parlamento sotto ricatto

Antonio Di Pietro si esprime così sull’ipotesi che l’accantonamento del Dl sicurezza alla Camera sia finalizzato, con il beneplacito dell’opposizione, all’accelerazione del ‘lodo Alfano’ che garantisce le alte cariche istituzionali:

Si sta consumando un reato gravissimo, c’è un Parlamento sotto ricatto che si accinge a pagare un riscatto ad uso e consumo del capo del governo che vuole un provvedimento a sua utilità.

L’Antonio versione ministro delle Infrastrutture pagava riscatti quotidiani alla sinistra radicale pur di conservare il posto: “o la poltrona o la vita” era il ricatto a cui amava sottostare in Parlamento senza colpo ferire.

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