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Di Pietro, i referendum e Ponzio Pilato

Il Partito Democratico non sosterrà il referendum abrogativo del lodo Alfano, lanciato dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, il quale replica così:

Non ha senso dire che siccome il referendum potrebbe fallire, allora è meglio non promuoverlo. Anzi, il senso c’è. Ed è lo stesso che trovò Ponzio Pilato quando si lavò le mani lasciando che ciò che doveva accadere accadesse.

Di fronte alla richiesta di tale referendum Ponzio Pilato non avrebbe perso tempo a lavarsi le mani, uno sbadiglio annoiato gli sarebbe stato più che sufficente.

Di Pietro e il partito-mezzo

Il nostro e’ un partito-mezzo, non un partito-fine, e ha un obiettivo temporaneo. In prospettiva confluiremo in un’area politica maggiore, tanto che gia’ dalle prossime elezioni vorremmo cominciare la spersonalizzazione del partito, a partire dalla eliminazione del nome, troppo legato alla mia storia, e del simbolo.

Ecco in anteprima una immagine del nuovo logo del partito di Antonio, come si può vedere effettivamente il nome Di Pietro è stato eliminato ed è cambiato il simbolo.

Di Pietro, le pecore, i pastori e i lupi

Di Pietro tratteggia così il profilo dell’alleanza auspicabile con il PD:

Non siamo ospiti nel centrosinistra, ma costruttori del nuovo e non siamo neppure la pecora che segue il pastore, ma pastori che insieme ad altri indicano la strada e quando serve anche cani che mandano via i lupi.

Più di tutto però Antonio adora interpretare la parte del lupo travestito da pecorella immacolata e innocente. A cosa serve? Ad azzannare il gregge delle pecore smarritesi nelle piazze.

Di Pietro e il concetto di opposizione sgangherata

Giornalista di Repubblica:

Non pensa che la manifestazione sia stata un boomerang e che l’opposizione ne sia uscita indebolita?

Antonio Di Pietro replica:

Macché. Da martedì molti cittadini sanno cosa ha fatto Berlusconi. Il silenzio diventa connivenza. Ora è il Pd che deve decidere al proprio interno se mantenere il dialogo con chi violenta le istituzioni per fare gli affari suoi e sfuggire ai processi. Vorrebbero che facessimo opposizione zitti zitti, piano piano. Non ci stiamo.

Da martedì ancor meno cittadini si fideranno del centrosinistra, fatta di arruffapopoli sgrammaticati e di relativi arruolatori presto pentiti.

Di Pietro e la crisi da giustizia delirante

Di Pietro sintetizza così la descrizione del provvedimento sulle immunità durante la manifestazione di Piazza Navona:

E’ come se uno, per il solo fatto di essere una delle quattro alte cariche dello Stato, sia libero di ammazzare la moglie o stuprare bambini.

E’ come se uno, per il solo fatto di essere stato un magistrato, sia libero di delirare sulla giustizia un giorno sì e l’altro pure. Forse sarebbe il caso di rinchiudere Antonio tra 4 mura, magari quelle di un tribunale e con addosso una toga di forza.

Di Pietro e il Parlamento sotto ricatto

Antonio Di Pietro si esprime così sull’ipotesi che l’accantonamento del Dl sicurezza alla Camera sia finalizzato, con il beneplacito dell’opposizione, all’accelerazione del ‘lodo Alfano’ che garantisce le alte cariche istituzionali:

Si sta consumando un reato gravissimo, c’è un Parlamento sotto ricatto che si accinge a pagare un riscatto ad uso e consumo del capo del governo che vuole un provvedimento a sua utilità.

L’Antonio versione ministro delle Infrastrutture pagava riscatti quotidiani alla sinistra radicale pur di conservare il posto: “o la poltrona o la vita” era il ricatto a cui amava sottostare in Parlamento senza colpo ferire.

Bobo Craxi e il virus dell’IDV

Bobo Craxi nel suo intervento al congresso del Partito Socialista ha affermato:

Veltroni dica definitivamente una parola onesta e chiara sul tumore che hanno voluto allevare nella sinistra italiana. Antonio Di Pietro e’ un cancro populista e fascistoide, che non è né di destra né di sinistra, ma una malattia dalla quale si deve guarire e si può guarire cominciando a dichiarare che non si è più disponibili a contrarre alleanze, locali o generali, con l’IdV.

IDV, il virus mortale che si contrae nelle urne: se lo conosci lo eviti.

hiv

Di Pietro e il “vorrei parlare di… ma non mi conviene”

Dal blog di Antonio Di Pietro (post del 30.06.08):

Eccoci qui. Cominciamo un’altra settimana importante in sede parlamentare. Una settimana in cui si comincerà a discutere, anche alla Camera dei deputati, di leggi sulla sicurezza dentro cui c’è poi la legge che permette al premier di farla franca, e si comincerà la discussione anche su lui.
Mi direte: ma sempre di questo parlo? No, non voglio parlare sempre di questo, vorrei discutere in Parlamento di occupazione, di lavoro, di Welfare, di sanità, di riforme istituzionali, insomma di tutte quelle cose scritte nei programmi elettorali di tutti i partiti.

In realtà Antonio voleva dire: “Potrei anche parlare di cose più importanti per il Paese, ma se non parlo male di Berlusconi un giorno sì e l’altro pure alle prossime elezioni il mio partito prenderà meno voti del Partito Caccia e Pesca”.

partito caccia pesca

Di Pietro e i referendum a senso unico

In merito al cosidetto lodo Alfano, Antonio Di Pietro rilancia l’idea di un referendum:

Appena sarà promulgato la parola passerà ai cittadini, noi dell’Idv riproporremo un referendum perché vogliamo che i cittadini ci dicano se è giusto che chi governa non sia processato se è sospettato di aver corretto i testimoni in un’aula di giustizia.

Antonio quando raccoglierà le firme per indire un referendum con cui i cittadini possano decretare che non debbano essere rimossi in modo sistematico i magistrati che indagano sulla corruzione di esponenti di centrosinistra?
La Forleo e De Magistris hanno già sfoderato la penna.

Di Pietro e la patente per giudicare l’opposizione

Antonello Soro, capogruppo alla Camera del PD, si esprime così sulle ultime esternazioni di Antonio Di Pietro:

È lui che fa regali alla maggioranza ogni volta che indossa abiti massimalisti e regola sul tono di voce la profondità degli argomenti. Noi non abbiamo nessuna intenzione di fare regali al PDL, non so chi gli abbia dato la patente per giudicare la qualità dell’opposizione del PD.

Antonio deve aver sfilato la patente di tasca a D’Alema, che pare non avere alcuna fretta di denunciarne la scomparsa.
Veltroni conferma.

d\'alema

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